.
Annunci online

  vulcanochimico [ chi ben comincia .... ]
         


 "Piante di Iris"-Vincent Van Gogh

    


"Appoggiata alla luna"

di Maria Rosaria Perrone
-Pensa Editore-



 



Disclaimer

"Ci sono il noto e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte"
-J.Morrison-

"Possono raccontarci tante bugie
e farle passare per verità,
Align Left
ma solo ciò che avviene
nella realtà
dei fatti è verità"
-Vulcanochimico
-

Ricevuto da:Irlanda

Ricevuto da: Heavenonearth,
Salvatore Sblando

Ricevuto da: Andrezej,
Donatodisanzo,Terzostato.
Valigetta



 


Wikio
 


BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

 

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog


28 ottobre 2008

Arte ed Emozioni....Il grande "Vincent" e la profondità di" Fernando"


-"Sulla soglia dell'eternità"Vincent Van Gogh-

Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia -
definitivamente l'indefinito...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro

di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.(…)

-Fernando Pessoa-
 (da Lisbon Revisited-poesie di Alvaro de Campos)




27 ottobre 2008

I Rapporti Umani...

 L’infanzia
Al centro della nostra vita sta il problema dei nostri rapporti umani: appena ne diventiamo consapevoli, cioè appena ci si presenta come un chiaro problema, e non più come confusa sofferenza, prendiamo a ricercarne le tracce e a ricostruirne la storia lungo tutta la nostra vita. Nell'infanzia, abbiamo soprattutto gli occhi fissi al mondo degli adulti, buio e misterioso per noi. Esso ci sembra assurdo, perchè non capiamo nulla delle parole che gli adulti si scambiano fra loro, né il senso delle loro decisioni e azioni, né le cause dei loro mutamenti d'umore, delle loro collere improvvise. Le parole che si scambiano gli adulti fra loro non le capiamo e non ci interessano, anzi ci annoiano infinitamente. Ci interessano invece le loro decisioni che possono spostare il corso delle nostre giornate, i malumori che offuscano i pranzi e le cene, lo sbattere improvviso di porte e lo scoppio di voci nella notte. Abbiamo capito che in un momento qualunque, da un tranquillo scambio di parole può scatenarsi una tempesta improvvisa, con rumori di porte sbattute e di oggetti scagliati. Noi vigiliamo inquieti ogni minima incrinatura violenta nelle voci che parlano. Succede che siamo soli e assorti in un gioco, e d'improvviso s'alzano nella casa quelle voci di collera: seguitiamo meccanicamente a giocare, a conficcare sassi ed erbe in un mucchietto di terra per fare una collina: ma intanto non ce ne importa più niente di quella collina, sentiamo che non potremo essere felici finché la pace non sarà tornata in casa; le porte sbattono e noi sussultiamo; parole rabbiose volano da una stanza all'altra, parole incomprensibili per noi, non cerchiamo di capirle né di scoprire le ragioni oscure che le hanno dettate, confusamente pensiamo che dovrà trattarsi di ragioni orribili: tutto l'assurdo mistero degli adulti pesa su di noi. Tante volte complica i nostri rapporti col mondo dei nostri simili, i bambini: tante volte abbiamo, con noi un amico venuto a giocare, facciamo con lui una collina, e una porta sbattuta ci dice che è finita la pace; ardendo di vergogna, fingiamo d'interessarci moltissimo alla collina, ci sforziamo di distrarre l'attenzione del nostro amico da quelle voci selvagge che risuonano per la casa: con le mani diventate a un tratto molli e stanche, conficchiamo accuratamente dei legnetti nel mucchio di terra. Siamo assolutamente certi che in casa del nostro amico non si litiga mai, non si gridano mai selvagge parole; in casa del nostro amico tutti sono educati e sereni, litigare è una particolare vergogna di casa nostra: poi un giorno scopriremo con grande sollievo che si litiga anche in casa del nostro amico allo stesso modo come da noi, si litiga forse in tutte le case della terra. 

L’adolescenza

Siamo entrati nell'adolescenza quando le parole che si scambiano gli adulti fra loro ci diventano intelligibili; intelligibili ma senza importanza per noi, perchè ci è diventato indifferente che in casa nostra regni o no la pace. Ora possiamo seguire la trama delle liti domestiche, prevederne il corso e la durata: e non ne siamo più spaventati, le porte sbattono e non sussultiamo; la casa non è più per noi quello che era prima: non è più il punto da cui guardiamo tutto il resto dell'universo, è un luogo dove per caso mangiamo e abitiamo: mangiamo in fretta prestando un orecchio distratto alle parole degli adulti, parole che ci sono intelligibili ma che ci sembrano inutili; mangiamo e scappiamo nella nostra stanza di corsa per non sentire tutte quelle parole inutili: e possiamo essere molto felici anche se gli adulti intorno a noi litigano e si tengono il muso per giorni e giorni. Tutto quello che ci importa non succede più fra le pareti di casa nostra, ma fuori, per la strada e a scuola: sentiamo che non possiamo essere felici se a scuola gli altri ragazzi ci hanno un po' disprezzato. Confusamente sentiamo che se ci disprezzano è soprattutto per colpa della nostra timidezza: chi sa, forse quel lontano momento in cui facevamo una collina di terra col nostro amico, e le porte sbattevano e risuonavano voci selvagge e la vergogna ci bruciava le guance, quel momento forse ha gettato in noi le radici della timidezza: e pensiamo di dover spendere la vita intera a liberarci dalla timidezza, a imparare a muoverci nello sguardo degli altri con la stessa baldanza e sbadataggine di quando siamo soli. La nostra timidezza ci appare come il più grave ostacolo a ottenere la simpatia e il consenso universale: e abbiamo fame e sete di questo consenso: nelle nostre fantasticherie, ci vediamo andare a cavallo trionfalmente per le città, in una folla che ci acclama e ci adora. A casa, quegli adulti che per tanti anni ci avevano pesato addosso col loro assurdo mistero, noi li castighiamo ora con un profondo disprezzo, col mutismo e l'impenetrabilità del nostro viso; ci hanno ossessionato per tanti anni col loro mistero, e noi ora ci vendichiamo opponendo loro il nostro mistero, un viso impenetrabile e muto, degli occhi di pietra. E anche ci vendichiamo sugli adulti di casa nostra, del disprezzo che hanno i nostri compagni per noi. Quel disprezzo ci sembra che investa non la nostra sola persona, ma tutta la nostra famiglia, la nostra condizione sociale, i mobili e le suppellettili di casa nostra, i modi e le consuetudini dei nostri genitori.

Scoppiano di tanto in tanto per casa le collere d'una volta, magari adesso destate da noi, dal nostro viso di pietra: ci assale un turbine di parole violente, le porte sbattono ma non sussultiamo: sbattono adesso per noi, contro di noi che restiamo a tavola immobili, con un superbo sorriso: più tardi, soli nella nostra stanza, si scioglierà d'un tratto quel nostro sorriso superbo e scoppieremo a piangere, fantasticando sulla nostra solitudine e sull'incomprensione degli altri per noi; e sentiremo uno strano piacere a versare lagrime scottanti, a soffocare nel cuscino i singhiozzi. Sopraggiunge allora nostra madre, si commuove alla vista delle nostre lagrime, ci offre di portarci a prendere un gelato o al cinematografo; con gli occhi rossi e gonfi ma di nuovo il viso impietrito e impenetrabile, sediamo accanto a nostra madre al tavolino d'un caffè mangiando il gelato a piccolissimi cucchiaini: e tutt'intorno a noi si muove una folla di gente che ci sembra serena e leggera, mentre noi, noi siamo quello che c'è di più tetro, goffo e detestabile sulla terra.

Chi sono gli altri e chi siamo noi? ci chiediamo. Restiamo a volte tutto un pomeriggio soli nella nostra stanza, a pensare: con un vago senso di vertigine, ci chiediamo se gli altri esistano veramente o se siamo noi che li inventiamo. Ci diciamo che forse, in nostra assenza, tutti gli altri cessano di esistere, scompaiono in un soffio: e miracolosamente risorgono, scaturiti d'un tratto dalla terra, non appena guardiamo. Non ci potrà succedere forse che un giorno, voltandoci d'improvviso, non troveremo niente, nessuno, sporgeremo la testa sul vuoto? E allora non c'è ragione, ci diciamo, di sentire tanta tristezza per il disprezzo degli altri: degli altri che forse non esistono, che dunque non pensano nulla né di noi né di sé. Mentre siamo assorti in questi pensieri vertiginosi, viene nostra madre a proporci di uscire a prendere un gelato: e ci sentiamo allora inesplicabilmente felici, smodatamente felici, per quel gelato che mangeremo, fra poco: e come mai una tale felicità in noi, ci chiediamo, per la prospettiva d'un gelato, in noi che siamo così adulti nei nostri vertiginosi pensieri, così stranamente perduti in un mondo di ombre? Accettiamo la proposta di nostra madre, ma ci guardiamo bene dal mostrarle che ne abbiamo un grande piacere: a labbra sigillate camminiamo con lei verso il caffè. Sempre dicendoci che gli altri non esistono forse, che siamo noi a inventarli, seguitiamo inesplicabilmente a soffrire per il disprezzo che ci dimostrano i nostri compagni di scuola, per la pesantezza e la goffaggine della nostra persona, così degna di sprezzo a nostro stesso giudizio da fare vergogna: quando gli altri ci parlano, vorremmo coprirci il viso con le due mani tanto ci sembra brutto, informe il nostro viso: e tuttavia sempre fantastichiamo che qualcuno s'innamori di noi, ci veda mentre prendiamo il gelato con nostra madre al caffè, ci segua di nascosto fino a casa e ci scriva una lettera d'amore: aspettiamo questa lettera, ogni giorno ci stupiamo profondamente di non averla ricevuta ancora; ne sappiamo delle frasi a memoria, tante volte le abbiamo mormorate dentro di noi; allora, quando questa lettera sarà arrivata, avremo davvero un ricco mistero fuori di casa, una storia segreta che s'intreccerà tutta fuori di casa; perchè, adesso, dobbiamo confessare a noi stessi che il nostro mistero è una povera cosa, è ben poco quel che si nasconde dietro la nostra fronte di pietra, che presentiamo ai nostri genitori per il bacio serale; dopo quel bacio, scappiamo di gran corsa nella nostra stanza, mentre i nostri genitori si bisbigliano domande sospettose su di noi.

Al mattino, ce ne andiamo a scuola dopo aver fissato con preoccupazione nello specchio il nostro viso: il nostro viso ha perduto la vellutata delicatezza dell'infanzia; noi pensiamo allora con rimpianto all'infanzia, a quando facevamo delle colline di terra, e il nostro solo dolore era se litigavano in casa; adesso in casa non si litiga più così spesso, i nostri fratelli maggiori sono andati ad abitare per conto proprio, i nostri genitori sono diventati più vecchi e tranquilli; ma della casa non ce ne importa più niente; camminiamo verso la scuola, soli nella nebbia; quando eravamo piccini, nostra madre ci accompagnava a scuola, ci veniva a prendere: adesso siamo soli nella nebbia, terribilmente responsabili di tutto quel che facciamo.

-Natalia Ginzburg (ottobre 1957da "Il Gatto Selvatico"dalla rivista aziendale ENI)-




26 ottobre 2008

Citazioni...

“Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno (i ragazzi più disagiati), ma se si perde loro la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile (…) meglio passar da pazzi che essere strumento di razzismo”.(Don Lorenzo Milani -da "Lettera a una professoressa")

                                                                









24 ottobre 2008

Lezioni in piazza....


Firenze lezione in piazza di Margherita Hack




23 ottobre 2008

Riflessioni...

C'è chi scrive, c'è chi parla e...c'è chi fa silenziosamente,senza fare rumore...
-Vulcanochimico-

Corsi e ricorsi : 25 ottobre 2005




20 ottobre 2008

Cartoline dal Salento....Poesia di Immagini:Cielo, Sole, Nuvole, Riflessi....

 
Foto Mario Laporta

Guarda al Tempo passato, con Occhio benevolo -
Senza dubbio ha fatto del suo meglio -
Dolcemente s'immerge quel Sole tremante
Nell'Occidente della Natura Umana –

Emily Dickinson




16 ottobre 2008

I fiori raccontano... Il Melograno: Amore Ardente,Fertilità,Abbondanza...

 Il melograno è una pianta antichissima,il nome botanico è Punica granatum ed appartiene alla famiglia delle Puniceae,deriva dal latino “punicus”, di Cartagine, poichè i romani conobbero il melograno dai Cartaginesi. Plinio lo chiamava addirittura “malum punicum”, ovvero mela cartaginese. La pianta in realtà proviene dall’Afganistan e dalla Persia e giunse in Europa dai mercanti Fenici. Non è un vero e proprio albero: si parla di arbusto arborescente che raggiunge i 4-5 metri in alcuni casi anche un’altezza di 7 metri. Il fiore è solitario nell'arbusto da frutto, ad infiorescenze doppie nelle cultivar(*) ornamentali; la corolla ad imbuto è di un rosso vermiglio vistoso che racchiude le antere gialle portatrici di polline, appetitosa ricompensa per gli insetti impollinatori. La fioritura va dalla primavera all'inizio dell'estate.
Il frutto, detto melagrana o mela granata, matura in autunno, è una bacca caratteristica definita "balaustio”o “balausta”. Esternamente è dura, di un colore giallo-arancio; internamente è suddivisa in logge da setti fibrosi di color giallo intenso e ogni compartimento contiene molti semi rossi a forma di prisma, assai gustosi e ripieni di succo
dal sapore dolce-acidulo. Proprio in base all’acidità dei suoi frutti il melograno può essere classificato in acido, agro-dolce e dolce. Le cultivar a seme tenero risultano di interesse commerciale. In Italia si coltivano principalmente varietà dal frutto agro-dolce e dolce, adatti per un consumo fresco; le principali sono: Dente di Cavallo, Neirana, Profeta Partanna, Selinunte, Ragana e Racalmuto. Il fiore, il frutto e i numerosi semi sono quasi sempre associati, in tutte le antiche civiltà, alla fertilità e alla fecondità.Nella Bibbia il Cantico dei Cantici descrive la sposa amata e la fecondità della Terra Promessa attraverso la metafora della melagrana,analogamente nella cultura orientale, in Cina, infatti,è il simbolo della nascita di nuove generazioni, si parla di una legenda secondo cui "una melagrana si aprirà e da essa usciranno cento bambini". Nell'Antico Egitto invece si utilizzavano i frutti anche nelle cerimonie funebri, tanto che appaiono testimonianze nelle pitture all'interno di tombe risalenti a 2500 anni fa, compresa la tomba del potente faraone Ramses IV. Secondo un mito greco questa pianta nacque dal sangue di Dioniso. Side è un altro nome del melograno che ricorda la fanciulla con questo nome, sposa di Orione, che la gettò nell'Ade perchè aveva sfidato Era ad una gara di bellezza. I miti in cui compare il Melograno sono molti altri ed in ogni caso viene proposto il ciclo di morte-sacrificio, da cui nasce la vita. Come si può osservare emerge un significato di dualità: fertilità, fratellanza e unità (simboleggiata dai tanti chicchi racchiusi in un unico frutto) ma anche simbolo di ombra e di morte. Nella florigrafia comunque prevale il significato positivo, di abbondanza e di amore ardente,passionale per il colore acceso delle infiorescenza.Nelle ghirlande rinascimentali il fiore e il frutto di questa pianta non mancavano mai,proprio perché simbolo della esuberante ricchezza,ma anche della prosperità familiare,ossia della fertlità Ancora oggi, in alcune culture dell'est Europa, la tradizione vuole che il novello sposo trasferisca un melograno dal giardino del suocero nel suo come augurio di prole numerosa; le spose turche invece scagliano a terra un frutto maturo al termine della cerimonia e il numero di grani usciti dal frutto indicherà quanti figli partoriranno. Nella religione cristiana questo simbolismo si arricchisce di significato spirituale, fino a considerare il frutto, e i suoi semi espressione della perfezione divina. La melagrana è stata molto spesso rappresentata nei dipinti esempi ne sono la” Madonna del granato col frutto come simbolo della fertilità nella mano destra della Madonna e la “Madonna della melagrana”di Sandro Botticelli .In cucina il frutto del melograno al tempo dei Romani era considerato il re dell’orto, per il picciolo a forma di corona; in seguito solo nel Medioevo fu apprezzato nuovamente. I grani venivano utilizzati per la preparazione di ripieni per le carni, il succo si spremeva per preparare salse,sughi e si usava anche in sostituzione dell’aceto. Un ulteriore utilizzo veniva fatto per aromatizzare il vino,detto “vinum granatus”offerto di tanto in tanto agli ospiti soprattutto in occasioni particolari. È un frutto ricco di vitamine, per tale motivo è entrato a far parte della lista di ingredienti nelle cucine orientali, come quella persiana, siriana e libanese, e in tutti quei territori la cui aridità non offre una varietà di prodotti ad alto valore nutritivo.Attualmente nella cucina italiana è scarsamente utilizzato per piatti salati, gli chef più creativi impiegano i semi nei dessert, gelatine, granite e marmellate oppure usano il succo per preparare dolci. Interessante è anche l'impiego del melograno come pianta medicinale. La corteccia contiene alcaloidi, i fiori e i frutti tannino e mucillagini. La corteccia è un potente tenifugo, è velenosa e da usare con cautela; i fiori si usano in infuso contro la dissenteria. Il tegumento dei semi è astringente e diuretico,ovviamente si consiglia l'uso a scopo medicinale solo se seguiti da esperti. L'epidermide del frutto è ricca di tannino e opportunamente lavorata fornisce un colorante giallo molto usato nell'artigianato dell'arazzo dei paesi arabi.

Sul melograno...
Cantico dei cantici –Capitolo 4
Lo sposo
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,(…)

Cantico dei Cantici - Capitolo 7
La sposa
[10]«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
[11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
[12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
[13]Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

Cantico dei Cantici - Capitolo 8

[1]Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
[2]Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
[3]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Un saluto affettuoso a tutti...A presto
-Vulcanochimico-



(*)In botanica col termine cultivar si definisce il sistema di classificazione usato per denominare le diverse varietà ottenute da una pianta coltivata. Il termine è la contrazione delle parole inglesi culti(vated) var(iety) derivante a sua volta dal latino “varietas culta”.




11 ottobre 2008

Poesie...Anime Gemelle



Anime Gemelle

Sono come uno spirito
che nell'intimo del suo cuore ha dimorato,
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
è noto, quando tutte le emozioni
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.

Io ho liberato le melodie preziose
del suo profondo cuore: i battenti
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono,
quando veste di lampi le ali.

-Percy Bysshe Shelley-

Un buon fine settimana e un saluto a tutti...
-Vulcanochimico-




8 ottobre 2008

Sfogliando si ricorda,un tuffo nel passato ogni tanto non fa male...Ci aiuta a riflettere, ci fa comprendere che la società è cambiata,ci si accorge di come negli ultimi tempi stiamo sprofondando negli escrementi!

Avrei dovuto farlo domani, ma non credo che domani ne avrò il tempo,così ricordo oggi eventi del  9 ottobre di molti anni fa,riproponendo due piccolissimi, semplici post scritti nel 2005  e nel 2007...

A tutti Hasta la victoria siempre!
-Vulcanochmico-




4 ottobre 2008

La Morte nel Cuore


Era il 4 ottobre di tanti anni fa,una bambina con lunghi capelli,la gioia nel cuore e tanti sogni nella testa,baciò per l'ultima volta il suo babbo.Il freddo di quel bacio dato sulla fronte gelarono le sue labbra e il suo cuore.Oggi è una donna e come allora ha ancora le labbra gelate e il cuore ulteriomente ferito ...

Tanto lo so
tra breve creperò
se davvero tu esisti
o dio
o mio dio
se fossi tu a tessere il tappeto stellato
se questo tormento ogni giorno moltiplicato
è per me un tuo esperimento
indossa la toga curiale.
La mia visita attendi
sarò puntuale
non tarderò ventiquattr'ore.
Ascoltami
altissimo inquisitore!

-Vladimir Vladimirovic Majakovskij-



sfoglia     settembre   <<  1 | 2  >>   novembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



APPUNTI COSPARSI SU TEMI SPARSI
LECCELLENTE
OMBRACHECAMMINA
POCHIMABUONI
GRUPPOFOTOGRAFICO GAIRO'
POESIE E DINTORNI
MESLIER
POVEROBUCHARIN
IL_DITO_NELLA_PIAGA
SHAMALBLOG
PAOLO BORRELLO
ACCHIAPPAMOSCHE
LUPOSORDO
MARALAI
VOLIPINDARICI
KURTZ
PINOCOMUNE
DONATODISANZO
HEAVENON EARTH
GOCCIADIME
POLLONCOMBINAGUAI
FABIOLETTERARIO
IRLANDA
AEGAION
SPECCHIO
DAWOR***
LUIGI
ZADIG
TERZOSTATO
KERMIT
DANDO01
EFESTO
MOKELLA
HDR
L'APEGIULIA
VALIGETTA
SOGNIEBISOGNI
GENTECATTIVA
ES-SENZA
KILOMBO
TALENTOSPRECATO
REDLINE3
MARLA
FABIO.EVERGREEN
ROSSOANTICO
GALATEA
SHAMAL
DILWICA
GALILEO
POET@NDO
EVAKANT E DIABOLIK
LECCEPRIMA
BRINDISISERA
PANEACQUA


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom