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ma solo ciò che avviene
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-Vulcanochimico
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30 giugno 2008

Donne...Renata Viganò

 “Ma io vorrei morire anche stasera
e che voi tutti moriste
col viso nella paglia marcia
se dovessi un giorno pensare
che tutto questo fu fatto per niente”…

Questi versi sona stati composti nel culmine della Resistenza da Renata Viganò

Renata Viganò nasce a Bologna il 17 giugno 1900 e muore il 23 aprile 1976, infermiera e scrittrice. Sognava di fare il medico, ma a causa di ristrettezze economiche fu costretta ad interrompere il liceo. Fu così che Renata fece parte della classe operaia, lavorando come inserviente prima e infermiera poi negli ospedali bolognesi. Oltre alla medicina aveva una grande passione, la letteratura, una passione tanto forte che a soli 13 anni riuscì a pubblicare una raccolta di poesia: ”Ginestra in fiore”e questa passione continuò a coltivarla nonostante il suo lavoro, scriveva, infatti, per quotidiani, periodici, oltre produrre racconti e poesie. Con l’armistizio dell’8 settembre del 1943, ci fu una svolta nella sua vita: insieme al marito, Antonio Melucchi e il figlio, Renata partecipa alla lotta partigiana("la cosa più importante nelle azioni della mia vita", come lei dichiarò), nelle valli di Comacchio e in Romagna, facendo, sino alla Liberazione, di volta in volta l’infermiera, la staffetta garibaldina, la collaboratrice della stampa clandestina.
Di questa esperienza è permeata la produzione letteraria di Renata Viganò. La sua opera più famosa, L’Agnese va a morire, edita nel 1949 daEinaudi e vincitrice del Premio Viareggio, è stata tradotta in quattordici lingue;Giuliano Montaldo ne trasse un film. Vale la pena inoltre di ricordare, tra la copiosa opera della scrittrice, almeno altri due libri sul tema della Guerra di liberazione: Donne della Resistenza, ventotto affettuosi ritratti di antifasciste bolognesi cadute (Mursia, 1955) e Matrimonio in brigata, una raccolta di significativi racconti partigiani (Vangelista, 1976), uscito proprio l’anno in cui la scrittrice è scomparsa.
Due mesi prima della morte, a Renata Viganò è stato assegnato il premio giornalistico "Bolognese del mese", per il suo stretto rapporto con la realtà popolare della città
.(fonte per la stesura dell biografia:ANPI)
                                         
Qualche riflessione sui versi di Renata Viganò di questi tempi credo bisogna farla,anche se molti hanno ormai scordato chi ha lottato e ha dato la vita  per costruire un mondo migliore. Un  saluto e un buon inizio di  settimana a tutti.....A presto 
                                                     -Vulcanochimico-




28 giugno 2008

Omaggio a Danilo Dolci...

Ciascuno cresce solo se sognato

C'è chi insegna

guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato

C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
-Danilo Dolci-

 

(...)"Avere il coraggio di chiarire il fronte delle difficoltà da vincere."
In Italia, dove tanto sono stati decantati il diritto, il cristianesimo e la democrazia, era riuscito ad essere lungamente Ministro uno sfruttatore della mafia sistematicamente sfruttato dalla stessa; ed è riuscito ad essere nominato Sottosegretario nel governo nazionale, cioè Viceministro, un individuo notoriamente capomafia della sua zona.
I governi dei ventidue paesi del continente sudamericano sono tanto democratici che in ciascuno la polizia pratica sistematicamente la tortura; due sono eletti per gran parte secondo il sistema clientelare – mafioso; gli altri venti praticamente non si curano nemmeno di salvare le apparenze. Pensiamo proprio, se vogliamo essere franchi, che tutto questo, oltre alla guerra nel Vietnam, sia oggi sostenuto dal Governo degli Stati Uniti per amore degli ideali democratici?
Possiamo continuare oggi a pensare democratico, campione della democrazia, un mondo di ghetti e discriminazioni? un mondo – certo, non tutti, non gli attivi dissenzienti a cui va tutta la nostra ammirazione – che cerca di soffocare la volontà di vita in nazioni intere, interi continenti? un mondo – certo, per tanto altro l’amiamo – che non garantisce di fatto a ciascuno la possibilità di lavorare, di sapere, di esprimersi?
Non è vero che tutti vogliamo la pace. Bisogna avere il chiaro coraggio di individuare chi organizza e chi alimenta la preparazione delle guerre per sopraffare coloro che vuole sfruttare; di scoprire dove passa il fronte fra il parassitismo di ogni genere e chi è impedito nel suo sviluppo da emorragie di ogni genere, tra la violenza di chi difende il proprio parassitismo e la coraggiosa energia di chi difende la vita; veder chiaro quando e dove questo fronte passa attraverso noi stessi.
E non possiamo confondere l’impegno per realizzare la pace con la preoccupazione di mantenersi equidistanti da tutti.(...)
da "Cosa è Pace" di Danilo Dolci




26 giugno 2008

Parole...


Ci sono parole che come lance infuocate
fendono il cuore,bruciano ogni speranza...
Parole, che come pugni di pugile
investono il corpo,lo stomaco si chiude,
gli occhi luccicano di lacrime,le labbra si stringono dolenti,
la testa pulsa, la pressione d’improvviso sale...
La mente riflette,pensa…cercando nel buio una luce…
-Vulcanochimico-




permalink | inviato da vulcanochimico il 26/6/2008 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa



24 giugno 2008

Poesie: Tu versi il vino…

 
Tu versi il vino nella mia coppa vuota
ovunque noi c'incontriamo, sulle colline
o nelle valli, sulla vetta delle montagne,
nelle folte foreste o negli aridi deserti,
sulla spiaggia del mare fragoroso, o sulle
rive del fiume silente, e fai scaturire
dal mio cuore la passione e le gioie celesti. 
-Hazrat Inayat Khan-

 


 




22 giugno 2008

Sorprese, Regali, Emozioni inaspettate

 Alcuni giorni fa è stato il mio compleanno e ho ricevuto soprese e regali tutti molto belli. Una persona a me cara, alla quale voglio bene, che legge il mio blog discretamente, dopo aver letto un mio post mi ha inviato delle poesie: una scritta di suo pugno dedicandomela e questa poesia di
G. A. Becquer accompagnata da questo pensiero: ”Ho ricordato, inoltre, una poesia brevissima, ma efficace e assolutamente pregna di significato. Piacque tanto al Montale che la pose come epigrafe alla sua sezione dei Mottetti (in Le Occasioni).

Il fiore sul vulcano
 
Come vive la rosa che hai fermato
vicino al tuo cuore?
Mai finora ho mirato sulla terra
il fiore sul vulcano.
 -G. A. Bécquer -

Dopo aver letto le poesie mi sono emozionata tantissimo, non riuscivo a trattenere le lacrime...Un grazie di cuore a questa persona che mi è sempre vicina nei momenti in cui ne ho bisogno. ..
A tutti voi  un saluto affettuoso con la promessa che verrò a salutarvi quanto prima sui vostri blog.
-Vulcanochimico-




20 giugno 2008

Guardare gli alberi,stare ferma in silenzio e ascoltare il cuore…


(...)"Ogni volta in cui,crescendo,avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste,ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possa fare. Ogni volta che ti sentirai smarrita,confusa,pensa agli alberi,ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento,mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in ugual misura,devi stare sulle cose e starci sopra ,solo così potrai coprirti di fiori e di frutti. E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere,non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora.
Stai ferma, in silenzio e ascolta il tuo cuore.
 Quando ti parla, alzati e vai dove lui ti porta."

-tratto da-"Va dove ti porta il cuore"di S.Tamaro pag163 Baldini & Castoldi-
***

Qualche giorno fa dopo aver atteso un saluto, ho ascoltato e seguito il mio cuore…Lungo le stradine tra ”La Valle della Cupa” e “La Terra dei Messapi" l’auto sembrava camminasse da sola, l’odore acre del solfato di rame irrorato sulle vigne investiva l’abitacolo…Ecco il primo incrocio, il cuore in gola e la paura, il senso di colpa, ma dovevo farcela, dovevo superarlo; altre volte vicino "all'incrocio maledetto" sono tornata indietro e ho cambiato tragitto…ma dovevo giungere in quel luogo e l’incrocio superarlo….Giunta nel centro abitato mi sono fermata a guardare una casa dipinta di verde, anche se è un po’ cambiata: un portone è diventato una finestra, ma sul balcone del primo piano ci sono ancora le piante appese, meno rigogliose di un tempo…ma ci sono, come quel ricordo che mi avvolge caldamente…nonostante sia passato tanto tempo, è vivo come il desiderio di tornarci un giorno. Imbocco, per raggiungere la mia dimora, la strada principale e ritorno tra le stradine segnate dall’azzurro del solfato di rame e dai ricordi di primavera e di un agosto con le api ronzanti e pungenti di tanto tempo fa…
-Vulcanochimico-
Un buon fine settimana a tutti...a presto





17 giugno 2008

Sensazioni....Il Valore del Ricordo, Il Dolore della Dimenticanza e della Lontananza


If recollecting were forgetting,
Then I remember not,
And if forgetting, recollecting,
How near I had forgot,
And if to miss, were merry,
And to mourn, were gay,
How very blithe the fingers
That gathered this, today!


Se rammentare fosse dimenticare,
Allora non ricordo,
E se dimenticare, rammentare,
Quant'è vicino ciò che ho dimenticato,
E se perdere, fosse allegro,
E dolersi, fosse gaio,
Davvero gioiose le dita
Che raccolsero questo, oggi!


-Emily Dickinson-




15 giugno 2008

A proposito di Spazzatura: Italo Calvino lo aveva previsto...

Vi propongo un articolo di Alfio Tarullo apparso su brindisisera il 5 giugno 2008.L'ho trovato interessante e pieno di spunti di riflessione...
Leonia: una delle città invisibili -di Alfio Tarullo-
Città nascoste, armoniose, rilucenti, tenebrose. In un viaggio immaginario Italo CALVINO descrive città situate nella fantasia, nascoste, armoniose, rilucenti, tenebrose tutte con un nome di donna (Diomira, Isidora, Dorotea, Zaira... ) Ed ecco LEONIA!
Nel 1972 l'ed. Einaudi pubblica "Le città invisibili", uno degli ultimi libri di Italo Calvino.
Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è un saggio.
E' la descrizione dei caratteri di varie città immaginarie, e quindi dei loro abitanti, nella loro totalitaria sembianza, senza diversificazioni, città che sembrano essere dislocate nell'est asiatico, nel favolistico mondo del “Milione" di Marco Polo per le esuberanti meraviglie e particolarità, anche confuse con le quali ci si rivelano.
Non sapremmo individuarle nella nostra vecchia e raffinata Europa.
Impressionante la caratterizzazione della città di LEONIA.
Calvino scrive nel 1972 (36 anni fa) lontano dalle problematiche odierne; è l'anno in cui cade il Governo Colombo e il successivo governo monocolore dc di Andreotti non ottiene la fiducia per cui il presidente Leone decreta le elezioni anticipate (per la prima volta nella storia della Repubblica); nell'Irlanda del Nord, a Londonberry, le truppe britanniche aprono il fuoco su una folla di manifestanti per i diritti civili e uccidono 13 persone; il presidente USA Nixon incontra il presidente della Repubblica popolare cinese Mao Tse-tung; ha luogo a Stoccolma la prima conferenza internazionale di ecologia.
Niente lasciava immaginare una Leonia circondata da un immane immondezzaio...


Le città continue di Italo Calvino
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello d'apparecchio.Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalla cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove:Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole averci più da pensare.Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede. Fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste mal tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immomdezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immomdezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta un barattolo, un vecchio pneumatico, un fisco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo.

C'è da restar sbalorditi nel leggere di Leonia, niente affatto invisibile, che non riesce a respingere oltre i suoi confini le repellenti montagnole circostanti composte dai resti abbandonati della civiltà quotidiana d'uso giornaliero, ed è in attesa di un immane cataclisma…
(a cura di al.tar.)


Un saluto affettuoso a tutti voi e un grazie di cuore al mio amico Alfio....Buona Domenica
-Vulcanochimico-
 




13 giugno 2008

Disavventura...


Campagna deserta,strada smarrita
La lente che cade il buio totale...
Scritte contorte,asfalto bagnato.
Il panico incalza,un fiume di sangue
il coraggio si perde...
Si cerca conforto...
Si sbaglia a chiamare chi ci può aiutare,
non riesce a capire che il panico assale..pazienza!
Non c'è tempo per spiegare,il cuore che batte
non si può accelerare,c'è il buio totale.
Il tempo passa,ma si deve arrivare,
il fiume rosso scorre,si deve arrivare...
Coraggio!
c'è il buio totale,ma si deve arrivare...
E' ormai il nuovo giorno
la paura si deve affrontare...

-Vulcanochimico-






11 giugno 2008

Le Mie Emozioni e I Vostri Pensieri...Rispetto, Amore, Pace


Questa bellissima cartolina mi fa ricordaree questa storia:
Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne.All'improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :"AAAhhhhhhhhhhh!!! "Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva: "AAAhhhhhhhhhhh!!!"Con curiosità, egli chiese: "Chi sei tu?"
E ricevette la risposta: "Chi sei tu?" Dopo il ragazzino urlò: "Io ti sento! Chi sei?"E la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?"Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo"
E ricevette la risposta: "Codardo!"Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede? "Il padre gli sorrise e rispose: "Figlio mio, ora stai attento: "E dopo l'uomo gridò: "Tu sei un campione! "La voce rispose: "Tu sei un campione!
"Il figlio era sorpreso ma non capiva. Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA. La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai. La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore. Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo. Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita. La Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa. La nostra Vita non è un insieme di coincidenze, è lo specchio di noi stessi.

HeavenonEarth commento lasciato il 4-6-2008 h.8.38
Un saluto affettuoso a tutti...a presto
-Vulcanochimico-



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